Intervento alla mostra “Mauro Mari in arte Maris”, Intervista Toscana Tv

29 Apr
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Mostra personale “Vietato fumare”

29 Apr

Mostra di quadri su Firenze Art.

Conclusa il 31-03-2011

Libro delle visite

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Mostra “Avanguardie del passato” di Franco Lastraioli

6 Gen

Roberto Greco

29 Apr

Tre sottili linee parallele ricorrono nelle opere di Roberto Greco come un marchio, richiamando ad un ordine mentale, ad un’armonia suprema, che scandisce l’eterno fluire della vita. A cominciare dai vibranti ammassi cromatici che rimandano alla materia cosmica primordiale squarciata da luci improvvise, liquefatta dall’abbagliante calore scaturito da globi incandescenti. Quei “graffi dell’anima”, quasi simboli del vissuto, affiorano dai frammenti della nostra esistenza e si ripetono in numero da tre a cinque, evocando il pentagramma o trasformandosi in corde di una chitarra appena accennata, le cui note accompagnano i momenti della giornata e accendono ricordi ed emozioni che l’artista “orchestra” attorno ad un brano di spartito, a testimoniare i suoi trascorsi di musicista. Greco si avvale di tecniche miste che prendono in esame vari materiali, assemblandoli in un tessuto cromatico consistente, dalle sonorità espressioniste. Ne derivano suggestive composizioni ordinate in modo mai casuale, bensì rispondente ad una meditata ricerca che parte dalla realtà quotidiana per seguire i ritmi di un sentire interiore intenso, spontaneo, appassionato, che unisce riflessione e istintualità. Un singolare percorso di sperimentazione che tiene conto di un passato legato alla tradizione figurativa, base imprescindibile per un lavoro serio da arricchire strada facendo di nuove esperienze e di significati profondi, da nutrire di forza e di luce. L’idea, la materia e la forma trovano una fusione perfetta nei lavori di Roberto Greco, componendosi in soluzioni raffinate e preziose, pienamente godibili nella loro coinvolgente vitalità, capaci di emanare un senso di grande energia e di continuo movimento, lasciando spazio ad espressioni che passano dalla gioia alla malinconia, dall’inquietudine alla serenità. Stati d’animo colti al volo e salvati con un colpo di pennello, con un gesto sapiente e immediato che racchiude un mondo di sentimenti veri e di brillante fantasia.

FIORENZO, FIORENZA E I FIORENTINI ILLUSTRI

29 Apr

Se gli antichi Romani osservavano che nel nome è celato il destino, un fondo di verità deve pur esserci. Fiorenzo Toniutti, oltre ad essere destinato alla vocazione del disegno in cui si dimostra un’assoluta eccellenza, oserei dire di ogni tempo e latitudine, rivela altresì una profonda, innata propensione all’amore per Fiorenza, la sua città. Ne sono testimonianza i ritratti dedicati alle chiese, ai monumenti, alle opere d’arte scultorea e pittorica. Autentiche interpretazioni che assumono una sorta di personificazione e di conseguenza un’immagine dinamica e vitale, ingioiellata da elementi che la connotano, da citazioni colte, nella tensione emotiva e nell’arditezza di una singolare quanto suggestiva rilettura in chiave fantasiosa, quasi fiabesca, che solo un Maestro di consumata destrezza, perizia esecutiva ed estro creativo come Toniutti, può concedersi.

A completamento di questa avvincente operazione ricognitiva, si colloca l’omaggio ai fiorentini illustri, da Dante Alighieri a Piero Bargellini. Un ricchissimo, coinvolgente itinerario che va ad affiancarsi al celeberrimo palcoscenico aperto sul mondo della musica e dello spettacolo di tutti i tempi che ha reso famoso l’artista. Come consuetudine del Maestro, il modo di accostarsi al soggetto è sempre garbato, poetico, sincero, eppure capace di evidenziarne il “lato migliore”, quell’atteggiamento o quel particolare solo suo. E il tono è sempre deciso, puntuale, sicuro. Non si tratta semplicemente di una rassegna di effigi di personalità che si sono distinte per avere dato lustro, ciascuna a suo modo, a Firenze, ma di una ricostruzione attentamente documentata di ogni personaggio e del contesto storico in cui ha vissuto ed operato, accompagnata da un’accurata scelta di dettagli significativi. Un affondo di verità che scaturisce dall’istantanea in cui Fiorenzo conferma di saper cogliere ed armonizzare l’aspetto esteriore e quello interiore, il sentimento e il flusso del pensiero, il carico degli eventi che scorrono attraverso la spontaneità della posa, il vibrare della mimica, l’acutezza dello sguardo che va dritto a quello dell’osservatore. Ma non gli basta, Fiorenzo Toniutti va oltre. La raffinata compiutezza del suo tratto inconfondibile, che niente lascia all’incertezza o all’approssimazione, imprime ai protagonisti dei suoi lavori la luce dell’intelletto, l’energia del suo manifestarsi, la totalità del suo universo, in una sintesi non solo magistrale, ma addirittura magica di tecnica, forma e sostanza.

Nella semplicità e nell’umiltà che sono prerogative solo dei grandi, Fiorenzo ci rivela l’ingegno e lo studio, la passione e il rigoglio della sua mente. Doti rare e supreme che gli consentono di spaziare dall’impegnativo ritratto del celebre personaggio a quello affettuoso dei familiari, da una elaborata composizione alla simpatica caricatura di un amico, a pregevoli illustrazioni per libri.

A guidare la sua matita sempre l’ispirazione della sua città, Fiorenza, l’aspirazione alla Bellezza, l’amore per l’Arte.

Gabriella Gentilini

Firenze, 28 agosto 2015

Dedicato alla mia Mamma

Guido Borgiani, un lungo racconto fatto a Pennello

29 Apr

Era l’autunno del 1916 quando il piccolo Guido, di appena quindici mesi, in braccio alla giovane madre americana Sara Herreshoff, sbarcò in Italia da New York, compiendo il percorso inverso di tanti nostri connazionali. Erano tempi difficili e tristi a causa della guerra, ma la famiglia Borgianni, stabilitasi a Firenze dopo un soggiorno a Como e a Lucca, fu in grado di offrire al figlio un’infanzia serena.
Non potendo frequentare la scuola pubblica perché privo dei necessari documenti, seguì lezioni private dal Prof. Zini e molto presto iniziò a manifestare una spiccata inclinazione per il disegno. Fu il pittore torinese Pilade Bertieri, amico di famiglia e molto amico di Felice Carena, a consigliare i Borgianni di mandare il ragazzo a studiare pittura.
Il nonno Pietro Borgianni, che incontrava spesso Galileo Chini in una trattoria fiorentina, si decise a parlargli del nipote. Il maestro li invitò nel suo studio e diede al ragazzo alcune grandi foto degli affreschi del Ghirlandaio in Santa Maria Novella, da copiare a carboncino. Il compito non era dei più semplici, ma Guido ci mise tutto l’impegno e l’indomani era di nuovo a bussare allo studio del maestro con i disegni sotto il braccio. Il Chini lo sgridò perché i fogli erano sporchi di ditate, ma i disegni erano talmente belli che poco tempo dopo – era il 1933 – Guido venne iscritto, come studente americano, all’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Carena.
Quelle ditate dicevano molto del temperamento del giovane Borgianni, istintivo, impetuoso, immediato, sicuramente forte. E Carena lo capì subito, lasciandolo libero di esprimersi. I nudi accademici e le solite nature morte non facevano per lui. Lui si sentiva attratto dalle “nature vive”, dalla freschezza dei fiori, dai colori cangianti del paesaggio, dai profumi della natura e aveva bisogno di vedere le cose animate, la vita in movimento.
Una mattina uscì dall’aula, scese in Via Ricasoli e dal primo ortolano che trovò comprò un mazzo di ravanelli. Lo portò in classe e iniziò a dipingere sotto lo sguardo divertito di Carena. Il giorno dopo le foglie erano appassite, allora riprese il suo lavoro e lo cambiò aggiungendo colore a colore. Il professore rise, dicendo che dipingeva solo ciò che sentiva, prima la natura viva, poi quella morta. Tirò fuori dal taschino la penna, gli fece firmare il quadro e lo tenne per sé. Al padre disse che “di quel ragazzo non si doveva buttare neanche un disegno”.
Nel 1936 si diplomò e iniziò a partecipare a tutte le mostre sindacali. Dell’ottobre 1938 è la prima mostra personale alla Galleria Cavalensi e Botti in Via Cavour, presentata da Raffaello Franchi, dove incontrò Mario Borgiotti che apprezzò molto la sua pittura, tanto da pensare di acquistare una serie di quadretti che però l’autore non volle vendere. In quell’occasione conobbe Alessandro Parronchi, il quale racconta di essere “rimasto colpito da alcuni paesaggi e figure indimenticabili” e di aver avvicinato “la sua figura emaciata, di un pallore alabastrino”. Rammenta di averlo rivisto nel 1949 alla mostra nella Galleria Spinetti, allora in Piazza Davanzati, galleria nella quale successivamente, ha esposto più volte, dove l’antiquario Salvatore Romano …….
GABRIELLA GENTILINI
continua nel catalogo della mostra tenutasi all’Accademia delle Arti del Disegno, a cura di Gabriella Gentilini, organizzata da Firenzeart Gallery, Firenze, maggio 2001

GUIDO BORGIANNI, RACCONTARE LA VITA
La pittura è sicuramente il suo elisir di lunga vita. Guido Borgianni dipinge da poco meno di un secolo. Da quando, giovanissimo, bussò alla porta di Galileo Chini e poi fu allievo di Felice Carena all’Accademia di Belle Arti di Firenze, città che lo aveva accolto in tenera età, giunto da New York, dove era nato l’11 giugno 1915.
Gli anni giovanili non furono facili: gli scarsi mezzi a disposizione, uniti all’irrequietezza e all’attitudine bohémienne, lo portarono ad esprimersi con materiali di fortuna, dando prova di capacità, immediatezza e forte temperamento. Fissare l’emozione di un momento e raccontare il fluire della vita attorno a sé è la necessità insopprimibile che ha acuito il suo sguardo e mosso il suo pennello.
Nel tempo la tavolozza si amplia e si illumina, si modula e si sedimenta, fino ad infiammarsi nei tramonti sull’Arno e nelle “nature vive” di fiori. Il lavoro umano e i sentimenti, i ritratti scavati nell’interiorità e i nudi sensuali, i boschi del Mugello e il mare della Versilia spiccano accanto alla passionale maestria con cui ritrae l’amata Firenze. Quella dei monumenti storici e delle piazze invase dai turisti, dei bar affollati e dei giardini romantici.
Borgianni segue i mutamenti del costume e della società, rendendosi interprete puntuale e partecipe delle tematiche di attualità e delle vicende del mondo, che documenta con riflessiva attenzione, riversandovi tutta la sua carica emotiva. Decisamente incamminato per la sua strada, con convinzione e coerenza, lasciando ad altri incertezze, ripensamenti o influenze varie.
Ad iniziare dalla sua prima mostra fiorentina da Cavalensi e Botti nel 1938 ha ottenuto plausi e riconoscimenti; dalla Quadriennale di Roma nel 1946 al Premio del Fiorino di Firenze nel 1950 e poi in giro per l’Italia ed il mondo, fino all’antologica all’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze nel 2001.
Guido Borgianni è un maestro che ha vissuto una grande pagina di storia e che sta ancora davanti al cavalletto a raccontare la vita.

GABRIELLA GENTILINI

Firenze, dicembre 2008.
Pubblicato nel depliant della mostra “Buon compleanno raccontando la vita”, Firenzeart Gallery, giugno 2009.

Umberto Gorirossi

29 Apr


Impressioni di una storica dell’arte fiorentina sulla pittura del Dr. Umberto Gorirossi.
Caro Umberto, di te mi hanno colpito diverse cose: la solarità, la voglia di comunicare, il tuo essere estroverso e cercare il contatto con le persone. Tutto il contrario di noi toscani, insomma! E soprattutto il tuo desiderio di esprimerti attraverso la pittura, che hai raggiunto autonomamente, con intelligenza ed impegno, assecondando la tua naturale inclinazione verso l’arte, benché la tua professione ti porti altrove. Esercitandoti e sperimentando con passione e tenacia, hai individuato un percorso creativo assai personale, nel quale stai lavorando con estro ed originalità. Le tue opere nascono dal tuo vivere con intensità le cose del mondo, cogliendo gli attimi di bellezza e di gioia, ma anche le difficoltà quotidiane che ci impongono di lottare per rimanere a galla, per non sprofondare nel caos che ci circonda. E allora fai ricorso al mezzo espressivo in cui tu credi fermamente, la pittura, ed attingi ai colori della tua terra, al calore mediterraneo, per scendere nei sentimenti, per indagare l’animo umano, per alimentare pensieri, sogni, speranze. Lo fai studiando accuratamente le composizioni, semplificando ed essenzializzando le forme, che riduci a simboli, spesso criptici, di un immaginario sincero e gioioso, colorato di cromie squillanti, di toni pastello forti e delicati insieme, di contrasti netti o di monocromi morbidi e sensuali. A sottolineare il commosso pensiero per la tua terra, il senso profondo della natura, il mistero della vita. La chiarezza mentale e l’eleganza con cui ti esprimi non ti impediscono tuttavia l’umiltà di sottoporti al giudizio delle persone. Ma se i risultati continueranno ad essere quelli finora ottenuti, dovrai solo ascoltare il tuo cuore. Con gli auguri più cari .