Guido Borgiani, un lungo racconto fatto a Pennello

29 Apr

Era l’autunno del 1916 quando il piccolo Guido, di appena quindici mesi, in braccio alla giovane madre americana Sara Herreshoff, sbarcò in Italia da New York, compiendo il percorso inverso di tanti nostri connazionali. Erano tempi difficili e tristi a causa della guerra, ma la famiglia Borgianni, stabilitasi a Firenze dopo un soggiorno a Como e a Lucca, fu in grado di offrire al figlio un’infanzia serena.
Non potendo frequentare la scuola pubblica perché privo dei necessari documenti, seguì lezioni private dal Prof. Zini e molto presto iniziò a manifestare una spiccata inclinazione per il disegno. Fu il pittore torinese Pilade Bertieri, amico di famiglia e molto amico di Felice Carena, a consigliare i Borgianni di mandare il ragazzo a studiare pittura.
Il nonno Pietro Borgianni, che incontrava spesso Galileo Chini in una trattoria fiorentina, si decise a parlargli del nipote. Il maestro li invitò nel suo studio e diede al ragazzo alcune grandi foto degli affreschi del Ghirlandaio in Santa Maria Novella, da copiare a carboncino. Il compito non era dei più semplici, ma Guido ci mise tutto l’impegno e l’indomani era di nuovo a bussare allo studio del maestro con i disegni sotto il braccio. Il Chini lo sgridò perché i fogli erano sporchi di ditate, ma i disegni erano talmente belli che poco tempo dopo – era il 1933 – Guido venne iscritto, come studente americano, all’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Carena.
Quelle ditate dicevano molto del temperamento del giovane Borgianni, istintivo, impetuoso, immediato, sicuramente forte. E Carena lo capì subito, lasciandolo libero di esprimersi. I nudi accademici e le solite nature morte non facevano per lui. Lui si sentiva attratto dalle “nature vive”, dalla freschezza dei fiori, dai colori cangianti del paesaggio, dai profumi della natura e aveva bisogno di vedere le cose animate, la vita in movimento.
Una mattina uscì dall’aula, scese in Via Ricasoli e dal primo ortolano che trovò comprò un mazzo di ravanelli. Lo portò in classe e iniziò a dipingere sotto lo sguardo divertito di Carena. Il giorno dopo le foglie erano appassite, allora riprese il suo lavoro e lo cambiò aggiungendo colore a colore. Il professore rise, dicendo che dipingeva solo ciò che sentiva, prima la natura viva, poi quella morta. Tirò fuori dal taschino la penna, gli fece firmare il quadro e lo tenne per sé. Al padre disse che “di quel ragazzo non si doveva buttare neanche un disegno”.
Nel 1936 si diplomò e iniziò a partecipare a tutte le mostre sindacali. Dell’ottobre 1938 è la prima mostra personale alla Galleria Cavalensi e Botti in Via Cavour, presentata da Raffaello Franchi, dove incontrò Mario Borgiotti che apprezzò molto la sua pittura, tanto da pensare di acquistare una serie di quadretti che però l’autore non volle vendere. In quell’occasione conobbe Alessandro Parronchi, il quale racconta di essere “rimasto colpito da alcuni paesaggi e figure indimenticabili” e di aver avvicinato “la sua figura emaciata, di un pallore alabastrino”. Rammenta di averlo rivisto nel 1949 alla mostra nella Galleria Spinetti, allora in Piazza Davanzati, galleria nella quale successivamente, ha esposto più volte, dove l’antiquario Salvatore Romano …….
GABRIELLA GENTILINI
continua nel catalogo della mostra tenutasi all’Accademia delle Arti del Disegno, a cura di Gabriella Gentilini, organizzata da Firenzeart Gallery, Firenze, maggio 2001

GUIDO BORGIANNI, RACCONTARE LA VITA
La pittura è sicuramente il suo elisir di lunga vita. Guido Borgianni dipinge da poco meno di un secolo. Da quando, giovanissimo, bussò alla porta di Galileo Chini e poi fu allievo di Felice Carena all’Accademia di Belle Arti di Firenze, città che lo aveva accolto in tenera età, giunto da New York, dove era nato l’11 giugno 1915.
Gli anni giovanili non furono facili: gli scarsi mezzi a disposizione, uniti all’irrequietezza e all’attitudine bohémienne, lo portarono ad esprimersi con materiali di fortuna, dando prova di capacità, immediatezza e forte temperamento. Fissare l’emozione di un momento e raccontare il fluire della vita attorno a sé è la necessità insopprimibile che ha acuito il suo sguardo e mosso il suo pennello.
Nel tempo la tavolozza si amplia e si illumina, si modula e si sedimenta, fino ad infiammarsi nei tramonti sull’Arno e nelle “nature vive” di fiori. Il lavoro umano e i sentimenti, i ritratti scavati nell’interiorità e i nudi sensuali, i boschi del Mugello e il mare della Versilia spiccano accanto alla passionale maestria con cui ritrae l’amata Firenze. Quella dei monumenti storici e delle piazze invase dai turisti, dei bar affollati e dei giardini romantici.
Borgianni segue i mutamenti del costume e della società, rendendosi interprete puntuale e partecipe delle tematiche di attualità e delle vicende del mondo, che documenta con riflessiva attenzione, riversandovi tutta la sua carica emotiva. Decisamente incamminato per la sua strada, con convinzione e coerenza, lasciando ad altri incertezze, ripensamenti o influenze varie.
Ad iniziare dalla sua prima mostra fiorentina da Cavalensi e Botti nel 1938 ha ottenuto plausi e riconoscimenti; dalla Quadriennale di Roma nel 1946 al Premio del Fiorino di Firenze nel 1950 e poi in giro per l’Italia ed il mondo, fino all’antologica all’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze nel 2001.
Guido Borgianni è un maestro che ha vissuto una grande pagina di storia e che sta ancora davanti al cavalletto a raccontare la vita.

GABRIELLA GENTILINI

Firenze, dicembre 2008.
Pubblicato nel depliant della mostra “Buon compleanno raccontando la vita”, Firenzeart Gallery, giugno 2009.

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